Stiamo facendo un minestrone.
Una cosa è il Karate scuola, quello che si decide di insegnare/apprendere, che necessita di chiarezza, programma, fattibilità eccetera.
Altra cosa è il "proprio" Karate, quello che può contenere una enormità di cose, ossia tutte quelle di cui ci interessiamo e che riusciamo a imparare.
Ma anche facendo questo, nel momento in cui andiamo a insegnare, se insegniamo Karate e no MMA, dovremmo tornare, per correttezza, al primo dei due, quello "per tutti", anche solo per evitare di spingere persone, verso una pratica che non gli si confaccia, mentre dovremmo lasciarli liberi di decidere da sè, quale sarà e come si comporrà il "loro" Karate.
La chiarezza e la fruibilità di un metodo, implicano delle scelte, di metodo, tecniche, di strategia, li dove il Judo predilige la distanza "zero", il Karate decide di non arrivarci (se può) mantenendo una distanza maggiore.
Per certi versi, c'è una scelta pragmatica legata proprio alla DP, ossia quella di conservare, tanto delle potenziali vie di fuga, quanto un controllo sull'ambiente, che potrebbe ospitare altri aggressori, cosa più difficile mentre ci si rotola, ma è semantica, o solo ipotesi, quello che è certo è che, la parte ravvicinata nel combattimento di un Karateka, è minima, è improntata al recupero della distanza ideale, non alla possibilità di proseguire il confronto in quel modo.
Un pò come per il Samurai (non è un caso se il Karate si ispira tanto a quella figura) che necessita di due distanze (tolta quella dell'arco) che sono quella per la Katana (Lunga) e per il Wakizashi (media) mentre se è a terra, è praticamente morto, non a caso si chiamano "di sacrificio" le tecniche in sutemi waza.
Per semplicità/efficacia, posso imparare ad usare benissimo alcune armi, ad esempio la pistola, il mitra e il fucile, in un tempo ragionevole che mi permetta di trovare utilità in ciò che imparo, cosa che diventerebbe improba se decidessi di imparare anche l'arco, il coltello, la spada, la fionda, gli esplosivi, la frusta eccetera.
Si fanno scelte didattiche, nel caso del Karate si è scelto di restare in piedi, abbracciarsi il meno possibile, focalizzarsi sulla dirompenza di colpi che partono da lontano.
Pretendere di ampliare, come programma e bagaglio, la didattica, implicherebbe tramutare il Karate in una materia omnicomprensiva di scarsa utilità pratica, vuoi per il troppo tempo necessario, vuoi per l'inevitabile superficialità di molti degli aspetti studiati.
Allora ci sta bene che, nei Kata (che per me restano delle "filastrocche" utili a memorizzare più tecniche in modo univoco fra scuole distanti fra loro) siano presenti tecniche di gomito e ginocchia, proiezioni e leve, piccoli cenni di lotta, ma giusto per dire "esiste anche sta roba qua, potrebbe capitare" e non certo per rendere abili in quel contesto.
Il Karateka che si fa incuriosire da quegli aspetti, o che subisce una cocente sconfitta per mezzo di quegli aspetti, come accadeva tempo fa, prende e se li va a studiare, ma lo fa per sè e per il proprio Karate, perchè è la sua vita, il suo modo d'essere, la sua espressione fisica, non quella di tutti.